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SOCIAL

         

Perché l'approccio sistemico?

 
 
Un Festival per nuove risposte a domande di sempre
 
di Fulvio Forino
Ideatore e coordinatore del Festival della Complessità
Presidente di Dedalo '97

 
L’approccio sistemico si rivela sempre più come nuova chiave interpretativa in grado di aiutarci a comprendere meglio quanto sia complessa la realtà che ci circonda e la vita, sia essa quella di una pianta, di un insetto, un animale, un essere umano, una società, un ecosistema o l’intero globo terrestre. Come le precedenti, anche questa ottava edizione del Festival della Complessità vuole proporre nuove risposte a domande di oggi e di sempre. Cos’è la vita? Una formula matematica può spiegare i nostri comportamenti? È più importante che i giovani apprendano a rispettare le regole o essere liberi? La scuola deve istruire o formare? Che significa che nel nostro pianeta tutto è collegato? Come vivere e convivere in un mondo globalizzato? Possiamo prevedere come sarà nostro figlio tra pochi anni, così come gli astronomi prevedono dove sarà la cometa di Halley tra centinaia di anni? Ma queste domande nella storia dell’uomo non sono una novità...
 
 
Gli uomini del XVII secolo

Immaginate di essere un uomo del XVII secolo. Il sapere scientifico ha acquistato una profondità e una circolazione mai conosciute in occidente. Matematica, geometria, fisica, astronomia hanno fatto grandi progressi. Ciò nonostante, se vi avessero chiesto: “Come funziona l’universo?“ avreste risposto che la Terra è al centro dell’universo; che il Sole, la Luna e i pianeti ruotano intorno a noi; che la Terra è ferma e che se ruotasse intorno al sole alla pazzesca velocità di 1700 km/h saremmo travolti dal vento; che gli oggetti cadono sempre sulla verticale del punto da cui li lasciamo cadere. Avreste trovato tutte queste risposte ovvie e sarebbe stato difficile convincervi del contrario, così come è stato difficile, solo pochi decenni fa, convincere “i maschi” dei paesi europei che non era “naturale” escludere le donne dal voto. Immaginate ora la difficoltà che trovò Galilei per convincere i suoi contemporanei a guardare l’universo come lui lo vedeva osservandolo col suo cannocchiale, e comprenderete quanto sia difficile per noi, occidentali del XXI secolo, comprendere il significato profondo della complessità del mondo, della società, delle organizzazioni in cui lavoriamo, della famiglia in cui viviamo. Galileo si è posto delle domande. Newton ha scoperto la gravità: non l’ha inventata. Secondo Einstein, l'importante è non smettere di fare domande. La scienza progredisce grazie a nuove domande che rivolge alla realtà, e la realtà ci dà delle risposte se le domande poste sono quelle giuste. Così, prima di avventurarci ad esplorare la complessità che ci circonda, dovremmo porci delle domande: con quali occhi guardiamo il mondo e la realtà che ci circonda? Cos’è un sistema complesso? Com’è fatto? Quali sono le logiche sottese dal suo funzionamento e dalla sua vita?
 
 
Sistemi complicati e complessi
Nel linguaggio comune l’idea di “sistema” rimanda a un’entità costituita da più elementi diversi e distinti, tra loro complementari che, collegandosi e integrandosi, danno luogo a un tutto organico, a una nuova entità. Non tutti i sistemi sono complessi. Una bicicletta, un orologio, una radio, un computer, un aeroplano, una navicella spaziale sono sistemi complicati. Anche se molto sofisticati, sono sistemi artificiali pensati per uno scopo e, conoscendone il progetto, possiamo replicarli in decine, centinaia o migliaia di esemplari identici. Possiamo smontare una radio, analizzare le sue singole parti, individuare quella mal funzionante e ripararla. Una radio è certamente un sistema: è, infatti, formata da più elementi e svolge funzioni che nessuno di essi da solo può svolgere; è però un sistema statico, non cambia, non evolve, non si riproduce, non interagisce con l’ambiente. Possiamo accendere e spegnere una radio, un computer o un’automobile; funzionano se vi immettiamo energia. In essi non accade mai nulla di nuovo, tutto si ripete nello stesso ordine fino loro logoramento. Non è così nei sistemi complessi. Essi differiscono da un sistema complicato come una macchina da un organismo vivente.
 
 
Reti di relazioni
L’idea fondamentale della visione complessa è quella della rete. La rete è la configurazione di base comune a tutti i sistemi viventi, siano essi una pianta, un batterio, un animale, un essere umano, un ecosistema o un sistema sociale.
Mentre in una “macchina” i componenti hanno tra loro un solo tipo di relazioni, fisse e definite una volta per sempre, i componenti di un sistema complesso sono tra loro collegati da una rete di reti di relazioni di molti tipi che si trasformano continuamente. Una famiglia è un sistema in apparenza semplice, ma è esperienza comune che essa è vitale se i suoi componenti mantengono ben vivi molti tipi di relazioni: affettive, gerarchiche, normative, di sostegno reciproco, formali, culturali… Esse sono il collante che tiene insieme i suoi componenti. Sappiamo quanto sia impegnativo mantenere vive le relazioni all’interno di un nucleo familiare, gestirle per adeguarle al continuo evolvere dei suoi componenti. Sappiamo che la famiglia perde di senso, viene meno, quando le relazioni tra i suoi componenti non si rinnovano e perdono di intensità, di continuità, di varietà, di frequenza, di significatività.
L’approccio sistemico ci suggerisce così che, per comprendere e mantenere la vitalità di un sistema, dobbiamo prestare attenzione non tanto, o non solo, ai suoi componenti ma, pur senza tralasciarli, dobbiamo tenere presenti le relazioni che tra essi intercorrono e provvedere alla loro “manutenzione”, mantenendone varietà, qualità, intensità, stabilità, continuità nel tempo.
 
 
La vita è diversità e integrazione

Gli esseri viventi sono organismi complessi altamente integrati, composti da molti elementi spesso a loro volta complessi. La cellula è l’unità elementare della vita, e la vita di una cellula è generata da circa 7.000 diverse sostanze chimiche che, aggregandosi in molecole e composti stabili integrati tra loro, danno luogo ai suoi componenti: Dna, nucleo, ribosomi, mitocondri, membrana cellulare… Un trilione è pari a un miliardo di miliardi e l’organismo umano è formato, approssimativamente, da 10.000 trilioni di cellule differenziate in circa 200 tipi diversi. Esse costituiscono tessuti e organi che danno luogo a sistemi e apparati specializzati e complementari dalla cui integrazione dipende il funzionamento del nostro organismo. Se cercate la vita di una cellula o di un qualsiasi vivente, non la trovate. La vita di un sistema biologico, ecologico o sociale è una proprietà che emerge dalla rete di relazioni tra molti, spesso moltissimi componenti. La vita è un bene comune, non appartiene a nessuno di essi, che nessuno di essi possiede. È una proprietà del “tutto”, sistemica, e un sistema vive fino a quando, e se, è in grado di mantenere nel tempo una dinamica d’integrazione tra i suoi componenti. È così per una cellula, una famiglia, un’organizzazione, una comunità locale o una società al cui interno reti di reti intrecciate di comunicazione permettono la trasmissione, la condivisione e il continuo aggiornamento e risocializzazione di modelli mentali, culturali e comportamentali, individuali e/o sociali.
L’approccio sistemico ci suggerisce così che la vita come la cultura è dinamica e integrazione tra più componenti diverse e differenziate. All’interno di un sistema senza diversità non c’è quella complementarietà che genera cooperazione e integrazione. Differenziazione e varietà degli individui e delle specie, delle società e delle culture sono i motori della vita e dell’evoluzione. Sono un motivo permanente di crisi di ogni vivente, sospinto ad evolvere da eventi che nel corso della sua vita possono essergli avversi o favorevoli ed essere un ostacolo per la sua sopravvivenza o un’occasione per il suo sviluppo.
 
 
Evolvere tra complementarietà e interdipendenza
La complementarietà e l’integrazione tra i componenti di un sistema generano tra loro interdipendenza e influenzamento reciproco. Il comportamento e le azioni di uno, o di alcuni di essi, influenzano il comportamento e le azioni degli altri. In una famiglia umore e atteggiamenti, anche solo di un suo componente, influenzano “l’atmosfera familiare” e di conseguenza l’umore e i comportamenti degli altri familiari e della famiglia stessa, che possono subire passivamente una situazione, ad esempio d’imbarazzo, che si viene a creare o, al contrario, possono reagire elaborando e mettendo in atto una risposta e dei comportamenti che la riportino a una situazione di serena comunicazione. Una famiglia si trasforma continuamente, evolve sia man mano che mutano l’età, i rapporti e i comportamenti dei suoi componenti, sia perché sollecitata da mutamenti, perturbazioni, avvenimenti e discontinuità che intervengono nella società con la quale coevolve a sua volta, influenzandola. L’approccio sistemico suggerisce che ogni sistema è la sua storia, che emerge da una dinamica di “fusione” e di reciproco influenzamento con il suo contesto, dal quale è inseparabile e nel quale vive, però, come entità individuale ben definita. Per comprenderlo non serve una sua foto e la sua carta d’identità, ma la narrazione della sua vita. Non serve una sua istantanea, ma un film che racconti la sua la storia e permetta di coglierne l’evoluzione all’interno del contesto in cui essa si è svolta.
 
 
Tutte le cose sono causanti e causate
La mente è una società di “agenti privi di mente”. I neuroni, infatti, non ragionano né hanno consapevolezza di sé. Ogni nostro neurone, però, è connesso ad altri 10.000 e la mente emerge dalle interazioni tra cento miliardi di neuroni tra loro collegati da una rete di un milione di miliardi di connessioni. Prende vita se la nostra corteccia cerebrale è connessa con ogni altra parte del nostro cervello e del nostro corpo e, attraverso i nostri sensi, con la realtà del nostro particolare ambiente fisico, biologico e sociale. La mente è altro dal nostro cervello. Possiede proprietà e funzioni che nessuna parte del cervello, sia pure molto complessa, possiede. Generata dal cervello, a sua volta lo modifica, ne riplasma incessantemente le reti che collegano i miliardi di neuroni che lo compongono e il cervello così modificato genera una mente sempre diversa. L’approccio sistemico ci suggerisce allora che tutto è ricorsivo, che ogni cosa è causa causante. Nel lontano XVII secolo, Pascal affermava: ”Essendo tutte le cose causanti e causate, aiutate e adiuvanti, mediate e immediate, e tutte essendo legate da un vincolo naturale e insensibile che unisce le più lontane e le più disparate, ritengo sia impossibile conoscere le parti senza conoscere il tutto, così come è impossibile conoscere il tutto senza conoscere particolarmente le parti”.
 
 
Dialogica

Per la nostra cultura di occidentali alla ricerca di certezze, il giorno è opposto, e contrapposto, alla notte, il bene al male, la ragione alle emozioni, l’inferno al paradiso, l’uomo alla natura, la semplicità alla complessità, l’egoismo all’altruismo. Siamo poco abituati a considerare che degli opposti possano essere tali ma anche complementari e parte di una coppia dialogica. Non è intuitivo pensare che ciascuno di essi è comprensibile solo in funzione del suo opposto - complementare. Nella nostra lingua, abbiamo pochissime parole che esprimono una visione dialogica della realtà. La parola “metabolismo” è una parola dialogica. Il metabolismo, infatti, esprime un’unica attività composta dal catabolismo, ovvero il processo di distruzione di componenti cellulari e dall’anabolismo, suo opposto, deputato alla loro formazione. È evidente che è inutile chiedersi quale di queste due attività sia più importante. Sono due attività tra loro opposte e complementari, inscindibili e incomprensibili una senza l’altra e sempre in equilibrio tra loro. Spesso, un pensiero mutilante e semplificatorio ci porta a porci delle domande sbagliate: devo educare mio figlio alle regole o alla libertà? È più importante essere razionali o usare la fantasia? Per essere un buon insegnante è più importante l’autorità o l’autorevolezza? Le risposte sono scontate: a mio figlio servono regole e tensione alla libertà; i sentimenti sono essenziali per il pensiero razionale, esattamente come questo lo è per far vivere i miei sentimenti; per un insegnante autorità e autorevolezza son parimenti indispensabili.
L’approccio sistemico ci suggerisce che la libertà consiste nella capacità di muoversi tra vincoli e occasioni, che una crisi è un pericolo e una possibilità, che una decisione è frutto della collaborazione tra mente affettiva e mente raziocinante, che un rapporto si fonda sulla capacità di fondersi con l’altro e di rimanere se stessi, che dirigere richiede la capacità di ascoltare e di farsi ascoltare; che il concetto di giorno nasce dal fatto che esiste la notte. Anche se è difficile, un atteggiamento dialogico porta a ricercare in noi un equilibrio tra la necessità di comprendere le situazioni che viviamo e i problemi che affrontiamo e la necessità di semplificare per decidere i comportamenti da adottare.
 
 
Incertezza
Niente in un bruco ci fa immaginare una farfalla. I viventi sono sistemi complessi. Sono entità “emergenti”. Vengono alla superficie come spinti da una forza misteriosa che si sprigiona dal profondo del mare della complessità. Non sono generati da un processo lineare ma da una dinamica insondabile. La loro vita e la loro storia sono imprevedibili. Ne afferriamo il senso e il significato considerandone sia il genotipo sia il fenotipo frutto della loro interazione con l’ambiente e con altri viventi, dai più piccoli organismi unicellulari ai più grandi, quali sono le piante, gli animali, gli ecosistemi. Basta pensare all’origine della vita, al formarsi di una famiglia, a quanto ci ha sorpreso la nascita e lo sviluppo di internet o all’impossibilità d’immaginare come e cosa sarà un neonato da adulto. Così è difficile, se non impossibile, immaginare il futuro delle comunità e delle società alle quali abbiamo dato vita. Le nostre decisioni e le nostre azioni sono di corto raggio, interagiscono immediatamente con una miriade di decisioni e di azioni di altri e sappiamo che molte risposte alle nostre domande sono altrove. Viviamo in un’epoca in cui sappiamo che l’unica certezza è che non abbiamo certezze.
L’approccio sistemico ci suggerisce di aprirci alla sorpresa del nuovo che ci si presenta sempre come pericolo ma anche come occasione, come ostacolo ma anche come possibilità. Dovremmo apprendere a guardare a noi stessi, alla realtà e alla vita che viviamo accettando il caso e l’incertezza del divenire di ogni individuo e di ogni società che non sono guidati da una mano invisibile che regola l’universo secondo un progetto di cui siamo parte. Dovremmo apprendere a camminare sapendo che la strada non è tracciata, e che il sentiero si fa man mano che procediamo con i piedi ben saldi nel presente, accettando che il futuro è tanto in catene di eventi per noi insondabili e casuali, quanto nelle nostre mani di individui e società responsabili di se stessi e del mondo che abitiamo.
 
 
Complessità e futuro
Albert Einstein pensava che ”abbiamo bisogno di un nuovo modo di pensare per risolvere i problemi causati dal vecchio modo di pensare”. Oggi il nostro futuro è affidato a una rivoluzione cognitiva, pubblica e dei singoli, che emerga dalla consapevolezza di quanto siano collegati i comportamenti e i destini di stati, comunità e individui lontani nello spazio; di quanto ci riguardi direttamente la concentrazione e l’iniqua distribuzione della ricchezza, l’accaparramento violento delle risorse energetiche, l’emissione di gas serra, l’inquinamento, il riscaldamento globale, la deforestazione, lo sfruttamento insensato delle risorse del mare. Viviamo in un mondo che è sempre più un unico contesto condiviso dall’intera umanità. È difficile comprendere che le nostre vicende dipendono sempre meno solo da noi.
Così, come suggerisce l’approccio sistemico, per comprendere ciò che ci accade, per dargli un senso, è bene guardare non solo e non tanto a quanto accade intorno a noi, nella nostra comunità e nella nostra nazione, ma soprattutto a quanto avviene altrove, in altri continenti e in altri paesi, alla configurazione che sta assumendo il nostro pianeta, alle reti di relazioni che si vanno stabilendo tra continenti, regioni, stati con i quali condividiamo un destino di co-evoluzione e la responsabilità di uno sviluppo sostenibile.
 
 
Scrivere e vivere
Scrivere di complessità è difficile. Nello scrivere siamo costretti a formulare un pensiero per volta, a concatenare una frase all'altra, mentre la complessità di ogni essere vivente non è sequenziale, ma è movimento, relazioni, scambi, integrazione, intreccio, evoluzione, adattamento ai cambiamenti ambientali. Il vivere consiste in una continua dinamica tra noi e il contesto in cui abitiamo. Come persone ci influenziamo una con l’altra, cambiamo le relazioni che ci legano e con ciò cambiamo noi stessi, mentre siamo esposti a un contesto dal quale veniamo plasmati e che plasmiamo. È così per la cellula, per la famiglia, per la nostra mente e per noi come individui, e per le società alle quali diamo vita e che abitiamo.
Scrivendo è difficile rendere l’idea che tutto è collegato; che siamo animati da una dinamica che non ammette soste; che accade tutto insieme; che immaginare il futuro influenza il presente; che il tempo ha un andamento lineare ma anche circolare, con discontinuità e andate e ritorni dal passato al futuro; che ogni evento è il riflesso di altri lontani nello spazio e nel tempo.
 
 
Un festival per comprendere, vivere e agire nella complessità
Non è semplice crescere dei figli, guidare un’azienda, insegnare in una scuola, dirigere una squadra di calcio, prendersi cura di un paziente, prevedere lo sviluppo di una città. Siamo di fronte all’imprevedibile, le variabili in gioco sono troppe per esser messe sotto controllo. Eppure, molti pensano che i pazienti siano delle macchine biologiche, che gli alunni debbano soprattutto apprendere delle nozioni, che una squadra di calcio funzioni se applica degli schemi, che un’azienda debba funzionare come un orologio, che una città si sviluppi secondo una programmazione dettagliata, che i figli crescano bene se hanno un programma predeterminato per il loro futuro. L’approccio sistemico non è una filosofia esoterica. Prima che una nuova disciplina, è un invito a comprendere la complessità del vivere e agire nel mondo e nel tempo a noi assegnati. È questo l’invito che la VIII edizione del Festival della Complessità, diffuso e a Km zero, rivolge a quanti vorranno partecipare agli eventi che verranno proposti in decine di città, tra maggio e luglio di questo 2017, da una pluralità di soggetti con orizzonti culturali e scientifici assai diversificati, ma tutti attenti alla crescente complessità dei tempi che viviamo e al futuro che ci aspetta.
 
Fulvio Forino
Ideatore e coordinatore del Festival della Complessità
Presidente di Dedalo '97

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